#6/2 Edoardo ALBINATI

CINISMO E POESIA [estratti]

…Entrò. Era il momento in cui la gente
Stava ancora arrivando, in cui faceva il pieno
Bevendo, in attesa, tra le quinte, delle parti
Che la propria individualità inebriata
Avrebbe interpretato nella festa:
Il lunatico, il languido, la ragazza sprezzante.
Tutti a scolarsi letali Martini e Negroni, e c’era un tremendo
Via vai nei bagni, mentre le sigarette
Fumavano da sole nei posacenere rubati. I nomi
Degli invitati erano scritti a pennarello sui bicchieri di carta
(Ibrido strano tra i ricordi d’infanzia, l’avarizia e il timore
Del contagio), ma dopo un po’ tutti bevevano a caso
In bicchieri sporchi di rossetto…

…C’erano musicisti, un giocatore di scacchi solitario che armeggiava
Una scacchiera elettrica; c’era un poeta che da un palco, nelle serate
Di un’estate lontana, aveva declamato poesie assordanti
Come barattoli di latta (allora
Chissà perché, parvero a tutti pura musica)
C’erano, si capisce, intellettuali vari, scialbi e vistosi
Timidi o sfacciati.
Il poeta imperversava come una tempesta di neve.
Nessuno sapeva chi fosse…

«…Senti il loro vocabolario: noia, denaro
Affitto, coca, talento, percentuali
Fica, grettezza, viaggi, io e lei…»…

…E dal giradischi continua a irradiare sulla scena
Uno struggente cinismo musicale, che non permette
Di fissare sulla tela con calma e precisione
Se non dettagli minimi, sbagli, sgorbi, gomitoli
Di pensieri, titoli di storie non vissute, inizi fulminanti
Di capitoli di storie che non hanno buon fine
Delicate ostie di storie in una bocca spergiura.
Ginevra ascolta e non sente più niente
Tra un solco e l’altro, tra il silenzio che fruscia
E lo scatto digitale, tra la chiacchiera mortale e la morale
Provvisoria delle risate; ha cominciato
A cancellare il quadro pezzo a pezzo, con vernice invisibile
Il pennello dissolve la figura
Mentre la costruisce, così che quando tutto sarà sparito
Tutto rientrato nel bianco da cui proviene
E anche l’ultimo ospite sarà nel letto scosso da brividi di sonno
Giunga una luce fresca e nuova
Per la volpe che annusa e la puzzola bagnata nella tana:
I clandestini, i poveri, gli alieni della scena…

…L’artista abbozza un sorriso: «Vorrei rivederti… parlarti.»
«Non so, » rispose Ginevra, «non credo…»
Alzò gli occhi nell’oscurità. «Io… non so più nulla.»
Come questo ebbe detto, mentre molto lui piangeva e voleva
Dirle, sparì, si confuse con l’aria impalpabile.

[da Elegie e proverbi, Milano, Mondadori, 1989]

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