#18 – Massimo GEZZI

LA MEMORIA DI UNA TERRA

Questa terra è pesante di memoria:
dai palazzi della costa si contano
i chiari profili dei colli, verso ovest,
e gli anni che scorrono non cambiano
paesaggio, la retina rimane affaticata
dalla luce o dal mezzo cono d’ombra
osservati da sempre – cambiano a stagione
le voci degli uccelli; ad anni le luci
che rischiarano la conca semibuia
tra casa e lungomare, corridoio
di nevi balcaniche e di albe.
C’è saggezza in questa
durata della terra, nella muta decisione
delle cose che restano. Persino nel peso
che invecchia i lineamenti, c’è saggezza:
passano gli uomini, si arrendono allo spazio,
e nel farlo si convincono
che passare è il loro unico motivo
per essere nel mondo. È incredibile che tutto
ci sopravviverà: la terra lavorata
perderà ogni sembianza e sarà
ancora macchia, come l’auto del nonno,
rimasta all’aperto, nei fari nascondeva
due nidi di vespe, e i convolvoli
arrivati dall’orto le intrecciavano
le ruote alla radura,
la reclamavano per loro.

[da Calpestare l’oblio. Trenta poeti italiani contro la minaccia incostituzionale, La Gru 2009 (PDF, via unita.it)]

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