#31/5 – Raymond CARVER

IL CAMPO INNEVATO

Mi sono svegliato ansioso e solo fino all’osso.
Incapace di prestare attenzione ad alcunché
che non fosse caffè e sigarette. Il miglior
antidoto a questo, chiaro, è mettersi al lavoro.
“Qual è il tuo dovere? Quel che ogni giorno richiede”,
ha detto Goethe o qualcuno del genere.
Ma io non sentivo alcun senso del dovere.
Non mi andava di fare un bel niente.
Era come se avessi perso la volontà e la memoria.
Era proprio così. Se fosse arrivato qualcuno
in quel momento, mentre ingollavo il caffè, a dirmi:
“Dov’eri quando avevo bisogno di te?
Cosa combini nella vita? Cosa facevi
solo due giorni fa?”, che avrei potuto rispondere?
Sarei solo restato a bocca aperta. Poi ho fatto
un tentativo. Sono tornato con la memoria

a un paio di giorni prima. Sono arrivato in macchina
con Morris là dove finisce la strada.
Scaricato l’attrezzatura della pesca dalla jeep.
Allacciato le racchette e attraversato il campo innevato,
diretti al fiume. Ogni tanto mi voltavo
a guardare le strane orme che ci lasciavamo
dietro. Mi sentivo abbastanza contento d’esser vivo
mentre spaventavamo conigli, e anatre passavano in volo.

Poi abbiamo incontrato certi indiani in piedi nel fiume
con stivaloni alti fino al petto! Trainavano una rete
per le trote iridate proprio nella pozza dove volevamo
pescare noi. La buca appena sopra la foce del fiume.
Lavoravano in uno spietato silenzio. Le cicche
penzoloni dalle labbra. Neanche una volta
hanno alzato lo sguardo o in qualche modo accusato
la nostra presenza.

“Signore onnipotente”, ha detto Morris.
“Roba da matti”. E abbiamo riattraversato
il campo racchettando, maledicendo la sfiga e quegli indiani.
Una giornata per altri aspetti insignificante.
Solo che mentre ero al volante della jeep,
Morris mi ha mostrato la cicatrice di nove centimetri
che ha sul dorso della mano per la scottatura di quando
è caduto su una stufa rovente al campo di caccia all’alce.

Ma questo è successo l’altro ieri.
È ieri che mi sfugge, che è scivolato tra
le maglie della rete ed è finito in mare.

Eppure, nel sentire poco fa quelle voci giù in strada,
mi sembra di ricordare tutto. E mi rendo conto
che anche ieri aveva una sua logica spietata.
Proprio come oggi, e tutti gli altri giorni della vita.

[da Blu oltremare. Poesie (1986), trad. di R. Duranti, Roma: Minimum fax, 2003, p. 217]

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...