#35 – Giorgio BONACINI

La poesia scritta per essere una pietra
freddo e luce in un avviso

Niente e nessuna poesia: né poetica
persa o esiliata o trovata ad offendere
i bordi di un marmo di ghiaccio: esaltata
per niente e nessuno, un taglio per ciò
che in se stessa resiste e in un altro consuma.

Nemmeno se avessi poesie da grattare
su un duro di pietra, potrei sollevare
o costringere al tuffo chissà quali idee
di pronomi virtuali, contesi da un forse
in balìa di un tormento o in poesie come se.

Ma il linguaggio, l’errore, il dolore
ossessivo che cede d’inverno, ci porta
a conoscere un dono nel buio che scoppia:
e a riprendere fiato, a una nuova visione
di roccia abbattuta, di sabbia ingannata.

Allora poesia nel disagio, poesia nel contagio
poesia in ciò che lascia e distrugge: e non
chiama nessuno, non canta, ci inonda
e ci attacca, e raccoglie nel dubbio una sola
mania: derubiamo scriviamo, è poesia.

[inedito, da Poesia 2.0]

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