#39/5 – Gianfranco PALMERY

Io sono io come uno che siede
sulla poltrona di un altro e gli somiglia
in peggio senza saperlo – vagamente
ne sa la storia: il designato erede,
o forse solo l’unico parente
rimasto – uno che subentra a ciglia
asciutte, estraneo a tutto quello che vede;
io sono io che non è, che non sente,
e diviso da me ho preso il mio
posto, unito all’altro dal nome dell’ente
che divide, la sillaba atomica: io –
questo mi lega al mio predecessore,
un corpo una casa: indebitamente
ora consumo le sue ore.

[da L’io non esiste, Roma: Il Labirinto, 2003]

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