#9/2 – Liliana UGOLINI

LA VALCHIRIA VECCHIA

Figlia di Odino unica fra le sorelle
in gioventù d’alata voglia e metamorfosi
scorsi campi di battaglia su cavalli volanti
(corvi in verità) a scorgere tra corpi martoriati
gli eroi da condurre al Valhalla
e fui “colei che sceglie fra i trucidati”.
Conobbi a specchio l’immortalità crettata
ed ora invecchio. Come una punta fitta
tra quei corpi giovani e putridi volando,
conobbi la pietà che fu mia colpa.
Il dono per gli Eroi era il banchetto di Wotan
dopo lo strazio della perdita che non colmava
per me la vita persa. Come Erinni sorvolando
in corvi e lupi, sognavo campi alacri
e colori rigogliosi di spighe e questo sangue
a fiumi imbevuti di terra era scempio al dolore.
A Odino Wotan mi opposi
insegnando agli uomini magie.
Scacciata in vergogna di lampi, invecchio finalmente.
Perse le forze, perse le sicurezze,
nel dubbio eterno delle eterne cose,
sopravvivo serena alla catarsi.
Godo del bruco che s’umetta e della coccinella nel suo balzo.
La cavalletta mi ricorda il lancio
e i nidi pigolanti l’oltre la morte.
L’essere uscita non vince la guerra
che le asservite Amazzoni fomentano in nome dell’Eroe
ma resto nel possibile segno e il mio cavallo stanco
buca fieno e odore nell’attimo, vincendo.

[da Mito e contagio. Scrittura-azione omaggio a Joel Peter Witkin, (con G. Primavera), Firenze: Morgana Edizioni, 2010, pp. 17-18]

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