#66/1 – Giorgio CAPRONI (nel centenario)

LA LÀMINA

Mi sedetti accanto
(tutto accanto)
A me.

    Nel gelo
del locale, non c’era
altr’anima.

        Era sera.

Era buio.

    Una làmina
affilatissima – quasi
acciarina – era la sola
superstite testimonianza
diurna.

    Da oltre la tendina
battente, si assottigliava
a vista d’occhio.

        La stanza
– tra breve – sarebbe rimasta nera.

Mi strinsi sempre più accanto
(sempre più accanto)
a me.

    Divertito
dal mio orgasmo, mi misi
– attento – ad ascoltare
– con un sorriso – il mio pianto.

    (L’eco d’una minuettante uccelliera?…

    ……

    Era buio.

        Era sera.)

[da Il Conte di Kevenhüller, in L’opera in versi, Milano: Mondadori]

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