#98 – Vincenzo ITALIANO


AIACE È MORTO

In verità, sono solo un po’ stanco,
respiro dal naso, seguendo l’onere
dei bronchi con riguardo quasi clinico.

Siedo su una panca di legno, alla
destra del fiume, dove biciclette e corpi
eliotropici striano la quiete,

mentre i volani perlustrano il verde
– topografia pensile di una placida
domenica e fragile.

Aiace è morto. Sono cinque estati
ormai che sono morto.
Come fuggono i vuoti

di bottiglia nelle mani degl’ultimi
raccoglitori…
I sassi mi mancheranno – l’ottusa

resistenza della selce sul letto
dello Scamandro – e gli arrosti frugali
che precedono vittorie o disfatte.

Ma non c’è più spazio per chi arrossisce a
punture d’orgoglio: questo è il tempo
delle giustificazioni, degli alibi.

In verità, sono calmo e respiro
dal naso. Odore d’erba e di crema
solare: Aiace è morto.

[inedito su Il Sole – 24 Ore del 29/09/13, pag. 31]

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