#100/2 – Paolo EURON

Ora so che se ti avessi baciata quella notte,
anche se il film fu un orrore,
anche se fuori doveva piovere,
se avessi avuto il coraggio
e cercato di toccarti il cuore
muovendo dall’interno del tuo corpo umido,
ecco, forse ci sarebbe stata la rivoluzione.

Forse Parigi sarebbe stata rossa,
Berlino unita* e i muri alzati quarant’anni contro
il mare che a nord divora i moli,
i cosacchi avrebbero abbeverato gli unicorni
alle fontane, a notte,
perché nessuno potesse raccontare tutto.

Forse anche Roma antica l’avrebbero fottuta,
forse anche Atene e Platone
avrebbe aperto un cinema, non so, la storia
scritta del futuro è poesia. Tutta.
Se la spartisce poi chi vuole, chi primo arriva,
chi resta. Ma dopo certe cose nulla è come prima.

Ma non è stato. Wall Street è salva
e Piazza Affari, intatto il cielo
e la linea del tramonto e il reggiseno
che intravidi sotto la tua veste, color malva.

[da Nulla si impara dalle sconfitte troppo lente, Firenze: Le Càriti Editore, 2004, pp. 31-32]

*la poesia risale a metà anni ‘80, prima del crollo del Muro. [NdR]

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