#115 – Luca CANALI (obit 8.6.14)

PSICONEVROSI E ABBOZZO DI TERAPIA

Che strappi laceranti dopo quello
dell’ombelico! E infanti amori
traditi che fanno
balzare come la molla nel gioco 
del pugno nei luna-park la colonnina
di mercurio del logos fino a rendere
smodata l’irruenza, fiacco l’ozio,
il silenzio di pietra, falsi i gesti,
le estasi, le promesse, i mutamenti,
consunte le parole come l’erme
che di passaggio sfiorano i fanciulli
lustrandone il sembiante in cava assenza,
silenzio che sigilla l’urlo muto
dell’angoscia sull’orlo dell’abisso
non del cosmo ma nostro, senza umana
consistenza che àncori all’amore
l’esistere, all’amore non al bieco
eros della vendetta e della colpa,
non all’inane in cui sudato annaspi
senza il giusto anatema del lavoro.
Non bisogna avanzare eroicamente
nel buio, perché stupido è l’eroe
e ottuso il buio, è necessario invece
arretrare vilmente perché forte
è la viltà che cerca di chiarire
le ragioni del vivere, tornare
all’ombelico, alla matrice propria
e di tutti, capire, non bollare
l’umano errore, non più errore, strada,
mezzo, esperienza, se ne schiari il senso.
Può riprendersi allora un più smagato
iter senza odio né pietà, allentarsi
la molla, ritornare
il mercurio al livello, intravedersi
nel tormento accettato un barlume
che tuttavia riveli come intorno
a noi non ruotino soltanto mondi
ignoti, ma creature
note e banali, e nella loro nota
banalità, come la nostra, amiche.

[da Borderline, Milano: Scheiwiller, 1999, pp. 13-14]

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