#116/2 – Luca BUONAGUIDI

COMPITO DEI POETI 

A volte credo di pensare: 
se non avessi più niente da dire, 
– niente – 
potrei scrivere del niente che non dice? 

Compito dei poeti 
è sì osservare la candela 
e attendere la rêverie, 
ma compito dei poeti 
è anche esser sentinella 
del niente che ci forgia, 
la falce non richiesta 
nel buio che ci accade. 

Compito dei poeti 
è infine cantare 
l’avvenuta sventura del grano 
che s’oppone al deserto. 
il ritirarsi dei mari 
scavalcati dalla terra negra, 
il nascer spezzato del giorno 
con la sventura del tatto. 

Percorro il fitto grano opaco 
e riconosco il compito affidato: 
ci vorranno parole di morte 
e vomiteremo il cielo indigesto 
e tutte le visioni 
e sarà tutto infinitamente poetico 
perché la morte 
saltella sul verso 
con gambe di cavalletta 
ed assalta il grano in terrore 
lo morde e lo depone 
ronzando la Rovina 
che arriva ed arriva 
decisa a morire 
a sua morte. 

[da Ho parlato alle parole, Salerno: Oèdipus Edizioni, 2014, pp. 28-29]

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