#140 – Charles SIMIC


SCONTARE IL TEMPO

Un altro giorno tetro nell’invisibile
penitenziario del tempo, a fabbricare targhe
con molti zeri, a seguire percorsi fissi in senso anti-
orario nel cortile delle esercitazioni o a osservare
le luci che si abbassano mentre qualche disgraziato –
potrei anche essere io – frigge sulla sedia.

Qui, nel braccio della morte, ho letto molti libri.
Prima la legge, come puoi immaginare.
Poi la storia, antica e moderna.
E infine la filosofia – quella roba sul nulla e sull’essere.

Più leggo, meno capisco.
Però altri detenuti mi chiamano professore.

Ho già detto che non avevamo guardie?
Le porte delle celle le serra e le disserra
un libro chiuso.
Anche le esecuzioni le facciamo
da noi, collegando i fili,
impersonando il secondino, il cappellano

perché una vocina nella testa
sussurra che il nostro ultimo appello
è stato respinto da Dio stesso.
Gli altri, ovviamente, non la sentono
ma questo, al solito – lo vedrai anche tu -,
è il modo in cui qui il tempo governa le cose.

[Trad. Nicola Gardini – da The Voice At 3 a.m. – fonte, testo originale e analisi su carteggiletterari.org]

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