#163 – Jaime SABINES

Che cazzo posso fare con il mio ginocchio, 
con la mia gamba, così lunga e così debole, 
con le mie braccia, con la mia lingua, 
con i miei occhi deboli? 
Che c’entro io con questo casino 
di idioti di buona volontà? 
Che c’entro io con intelligenti putrefatti 
e con dolci bambine che non vogliono un uomo ma solo poesia? 
Cosa posso io tra poeti uniformati 
dall’accademia o dal comunismo? 
Cosa, tra venditori o politici
o pastori di anime?
Che cazzo ci posso fare, Tarumba,
se non sono un santo, né un eroe, né un bandito,
né un adoratore dell’arte,
né un farmacista,
né un ribelle?
Che ci posso fare se posso fare tutto
e non voglio fare altro che guardare e guardare?

[da Tarumba (1956). Su Poesia n. 315/2016, trad. di Angela Saliani] 

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