#165 – Luis Alberto DE CUENCA

ETERNO FEMMININO

Mi psicanalizzavano ragazze 
bellissime, alte e forti, 
con un’aria da amazzoni o valchirie. 
Tutte avevano occhiali 
e camicette candide, con scolli generosi, 
e gonne nere, minime, di cuoio, 
e capelli raccolti e labbra turgide 
che dicevano “mangiami” a ogni istante. 
Con quaderni e matite pronti all’uso, 
mostravano attenzione per la storia 
banale che, implacabile, andavo raccontando, 
commosso dalla loro compiacenza. 
Parlai della mia vita 
dal punto di vista che stimai più favorevole 
per me, come di solito fa chiunque 
parli della sua vita, sottolineando 
le azioni eroiche ed omettendo 
i vizi, i tradimenti e i crimini. 
Concluso il ditirambo, cominciavano 
a denudarsi quando all’improvviso 
mi occorse che una tale meraviglia 
non era reale, e troppo stupido e crudele 
il fatto che qualcuno prenda nota 
di ogni tua presunzione ed abiezione 
perché vi avessero parte quelle dame 
così belle. Decisi di scappare. 
Chiudendo gli occhi mi raccomandai 
a madre e fidanzata 
e, lasciando il divano, saltai nel vuoto. 

[da L’ascia e la rosa, 1993; su “Poesia” 317/2016, trad. Stefano Bernardinelli]

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