#165/5 – Luis Alberto DE CUENCA

LA NOTTE MADRILENA 

Ricordi della notte madrilena, in agosto, 
quando tutti erano via per le vacanze, 
e non c’erano messaggi nella segreteria 
né lettere da parte di nessuno (neppure 
opuscoli pubblicitari), e il calore invadeva 
la tua casa come un germe di cancro incurabile 
(ancora non avevi l’aria condizionata), 
e lei viaggiava con un altro al sud o al nord 
(non ti ha mai detto dove), e tutt’a un tratto uscivi 
a camminare, senza meta, per le vie deserte 
con voglia di morire, pensando che la vita 
era un racconto di Kafka o di Edgar Allan Poe 
(almeno), ed ecco, senza sapere come, 
vedevi oltre i negozi chiusi e i bar 
uno spettro di luce che ti veniva incontro 
e, una volta vicino, ti diceva: “Ragazzo, 
sono il tuo angelo custode. Dio vuole che ti dica 
che t’invidia: tu solo, e a Madrid, e in agosto, 
senza morosa e senza amici, con il caldo e senza lettere, 
non dovresti ringraziare il Re dei Re 
per tanta fortuna tutta insieme?”, e scompariva, 
e appariva di nuovo la notte seguente 
dicendoti le stesse cose, e tu eri sul punto 
di morire dal ridere, e una volta di più la notte 
madrilena riusciva a liberare il tuo cervello 
da stupide ansietà. 

[da Senza paura né speranza, 2002; su “Poesia” 317/2016, trad. Stefano Bernardinelli]

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