#6/3 – Edoardo ALBINATI

ELEGIA AGUZZA (incipit) 

Perché tanta pena ti dai se morirò? Non posso 
Semplicemente farti scrivere
Morte 
Al posto mio? 

Oggi facciamo teatro. Posiamo a faccia in giù
Sull’erba il libro aperto alle pagine squisite
E ironiche del nostro poeta maggiore; e d’un lampo, levandomi da terra
Con il mazzo di chiavi che mi s’è stampato su un fianco
E ora oscilla libero, vengo accecato da qualcosa
Per un istante, da un bagliore bianco, il sangue colato via dal capo:
È in quel bianco tra gli occhi che si formano le più ferree convinzioni. L’intelligenza morbosa borghese si applica in psicologia. 
Pur di evitare di porsi questioni economiche o religiose 
Il brillante borghese scruta il tuo spirito; o piuttosto, il tuo esprit
Ti pone infinite domande, s’infervora sul tuo carattere 
Intende fornire un ritratto curioso ai suoi amici 
(Attento! Da una di quelle parole dipende la tua fortuna!) 
Un ritratto fedele di te. Parla alle cene di te. E presto vieni 
Ristretto tra le pareti di un epigramma e 
Fatto circolare a tavola come una salsa. Mi ritrovai 
Tra le grinfie di uno che emetteva oroscopi, proprio mentre il bianco 
Sfarfallava in un turbine di foglie spioventi dai platani e vacillavo 
Per l’innaturale vicinanza dei campi, degli alberi fruscianti… 

[da Elegie e proverbi, Milano: Mondadori, 1989, p. 7]

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