#74/2 – Edoardo SANGUINETI

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a domanda rispondo: | lo ammetto, ho messo in carte, da qualche parte, con arte, questa mia
storia così: faccio il pagliaccio in piazza, sopra un palco: (io sono il cavadenti,
il mangia- e sputafuoco, l’equilibrista contorsionista, il domatore di tigri e pulci,
il ciarlatano con l’orvietano, l’incantatore di basilischi, il carto- e il chiro-
mante, il zingaro, la spalla di un tony nano, il marrano): (mi cinge e preme un’orda
di medicini stile Petrolini,  à la manière de Molière, con le sperticatissime siringhe
(e scarpe lunghe con le lunghe stringhe), che mi atomizzano, a destra e a manca, in giro
una nuvola densa di un deodorante disinfettante): | mi infilo in bocca un mia mano,
scendo nella mia gola più profonda, con il mio braccio, e avanti, e sotto, sempre più
dentro, giù, passe-passe di passe-partout, finché mi afferro infine, lì in fondo fino
al fondo, con il mio dito (che mi è l’indice mio), l’anello del mio elastico sfintere:
e tiro forte, è fatta: mi rovescio le viscere, e mi sembro la scuoiatura del coniglio,
forse: e grido, su dall’ano, ma piano: | venite qui, e vedete: è questo l’uomo nudo,
il vivo e il vero, se lo prendi nell’intimo dell’imo (servito al naturale):

[dicembre 1981]

[da Cataletto, 1981]

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