#179 – Linor GORALIK

Ad Aleksandr Baraš

Com’è possibile scrivere versi dopo il quattordici aprile del 1942?
Dopo il 6 febbraio del ’43? Dopo l’11 marzo del 1952?
Com’è possibile scrivere versi dopo il 22 giugno del 1917?
Dopo il luglio del 1917? Dopo il marzo del 1984?
Com’è possibile scrivere versi dopo il 6 novembre del 1974,
L’11 settembre del 1965, il 1° agosto del 1902,
Il 9 maggio del 1912?
Com’è possibile scrivere versi dopo il 26 del mese scorso?
Dopo il 10 giugno dell’anno scorso? Dopo il 12 giugno?
Dopo il 14 dicembre del 1922?
Dopo questo giovedì?
Dopo quello che è successo oggi alle tre?
Più orribile, probabilmente, fu soltanto il primo novembre del 1972.
Soltanto il 12 aprile del settantatré fu, forse, ancora più terribile.
O il sei agosto dell’86. Il 4 settembre del 1913. O, diciamo,
il venticinque luglio del 1933. O il ventisei.
Qualcuno probabilmente è caduto dalla scala a pioli in biblioteca,
si è fratturato la colonna vertebrale, non potrà mai più muoversi.
Qualcuno, probabilmente, è morto di morte violenta,
facendosi saltare in aria per sbaglio con gli ostaggi.
Il bambino di qualcuno quasi certamente è andato a prendere un gelato,
soltanto a due isolati di distanza,
e non è mai più tornato.
No, soltanto dietro l’angolo. No, soltanto nella casa accanto.
No, è tornato diciotto anni dopo, il 25 marzo.
O dodici anni fa, il 24 novembre, alle 15:00.
È morto il 26 del mese scorso.
Ha scritto in tutto una sola poesia, molto brutta.

[in DisAccordi. Antologia di poesia russa 2003-2016, Bari: Stilo Editrice, cur. Massimo Maurizio]
tramite Imperfetta Ellisse

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