#190/2 -Kazimierz WIERZYŃSKI

LA CANDELA NOTTURNA 

Non scrivo versi,
Annoto fatti ed esperienze,
Finché sulla candela notturna
Non brucerò come una falena.

Ancora qualche involontaria guerra,
Ancora qualche coscienza risvegliata,
Ancora un delirio di assurdità
E rotoleremo giù,
Detriti montani
Rombanti di pietre.

Malati di fine del mondo,
Insensibili al proprio male,
Riceveremo un grande premio:
Non ci saranno dopo di noi i cimiteri,
Non ci sarà il ricordo,
Una candela spenta,
I detriti.

Il nostro pianeta
Girerà come un quieto deserto,
Fra tanti altri quieti deserti,
Come moto dell’oziosa natura,
Come minuta polvere, insignificante
Di fronte alla macchina matematica
Dell’universo.

Che me ne importa
Di questo mondo suicida
Sul quale ancora l’uomo si trascina,
Assassino della propria vita,
Che torna senza tregua
Sul luogo del delitto.

Eppure?
Io stesso mi trascino sulla sabbia del deserto
Con atavico istinto
E cosa cerco?
La fata morgana?

[da Sen Mara (Sogno incubo), 1969]
[su Poesia 323/2017, p. 71, traduzione di Paolo Statuti]

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