#192 – Maria Grazia CALANDRONE

GUARDA CHE LA CARNE NON TOCCHI LA CARNE 
(Sant’Anna di Stazzema, 12 agosto 1944)

Quella mattina presto, camminando
come quando dal colle si capisce che tutto il paese è illuminato dal primo fuoco
delle cucine, sentimmo rintoccare le campane
e abbiamo atteso.
Quando rincasarono gli uomini ci furono sobbalzi
di corpi e vetro e il suo sguardo divenne una terra disabitata.

In tanti aprivano la bocca e vennero
arsi com’erano. Una catasta di 100
bambini venne bruciata con il lanciafiamme
sulle strade
con le rose, quella strada bellissima
con le rose. Io rileggo la lista dei nomi
fino a vedere emergere ogni sorriso
dal suo rigo di cenere.

Il governo mi diede 47.250 lire
per risarcirmi del fatto
che a sette anni avevo avuto addosso come uno spruzzo d’acqua
benedetta mia madre. La sua testa
come un bello strumento scomposto. Torno dietro la casa tutti i giorni
per via dell’orto
e per sentire come apertamente si comportano i laghi, i migratori.

La domenica riempie di sole le mura
del paese e nell’odore di pane
ricordiamo le scariche sui campi
lavorati e lei nascosta tra le damigiane e quanto forte
la sua voce macchiasse l’aria chiamando il mio nome
perché partiva poco sopra la cassa di risonanza del cuore.
Tutto il suo corpo venne rivelato dal mio nome.

Io in una solitudine perfetta porto
in me muro con crepe
nelle quali scorre
purissima la gioia ma non cercarmi
altrove, sono queste parole.

[da Sulla bocca di tutti, Milano: Crocetti, 2010]
[in A.A.V.V., Passione poesia, a cura di Aglieco-Cannillo-Iacovella, Milano: CFR, 2016, p. 72]

Annunci