#200 – Beppe SALVIA

NINFALE 

la mia cultura è poca e la mente fioca
non ho conosciuto regole e leggi e nessuno
dell’ordine dell’universo m’ha insegnato
ad amare la sua natura grande
e umile. Ho offeso con la mia stupidità
la legge della vita, l’infinita innocenza
della sua crudeltà. Adesso ho un cuore
nobile ma la mia carne è pietra.

e imparo da solo con stenti l’errore
d’essere solo. E padre e madre vorrei
essere di questa solitudine.
non l’abitudine filiale, ma il segreto esempio
la natura dolce delle parole vere
io voglio dedicare a questo corpo magro,
attraversato dal tremendo folgore
del coltello e dell’innaturale pietà
della preghiera. E spezza da sé e su
se stesso l’acqua rigida del suo vero.

Conosco adesso il tempo certo
degli abissi e la parola povera
della vita, e l’esclusione e l’essere
e il pentimento e la colpa, e tutto
dura nel mio corpo eterno, e io
non posso amare senza amore
non posso soffrire senza dolore.
Ceneri del nostro tempo gli evidenti
abissi del dubbio e l’assoluto.

La mia paura è grande ma ho il coraggio
di esistere. Soltanto in me è l’errore
del giorno e della notte. Il tramonto è leggero
come una carezza e il giorno nella notte
si trasforma. Di questo genere del mondo
che è l’esser verso l’inconsapevolezza
giovanile fa nascer qualcosa che
soltanto l’amore della ragione conduce
ad esser vero. Anche di questo eterno
errore sono prodighi gli attimi
fuggitivi, le origini e la fine.

[da Cuore (Cieli Celesti), in I begli occhi del ladro, Rovigo: Il ponte del sale, 2004]
[in A.A.V.V., Passione poesia, cur. Aglieco-Cannillo-Iacovella, Milano: CFR, 2016, pp.297-298]

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