#220 – Tomas TRANSTRÖMER

LA GALLERIA 

Ero disteso sul letto di un motel sulla E3.
Nella stanza un tanfo già sentito
tra le collezioni asiatiche di un museo:
maschere tibetane e giapponesi contro una parete chiara.

Ora però non sono maschere, ma volti
che si fanno strada tra le bianche pareti dell’oblio
per respirare e chiedere qualcosa.

Sveglio, li vedo lottare
sparire e ritornare.

Alcuni si scambiano lineamenti, mutano volto
nel profondo di me stesso
dove ricordo e oblio tengono il loro mercato.

Affiorano sulla vernice dell’oblio –
la parete bianca –
spariscono e ritornano.

Qui c’è un dolore che non chiama sé dolore. (…)

Passavo la notte nel motel dei sonnambuli.
Ci sono dentro molti volti disperati
altri appiattiti
di ritorno dai pellegrini nell’oblio.

Respirano scompaiono lottano per tornare
non mi vedono
tutti vogliono raggiungere l’icona della giustizia.

Accade, ma solo raramente,
che uno di noi veda veramente l’altro:

per un istante appare un uomo
come in fotografia, ma più chiaro
e sullo sfondo
qualcosa di più grande della sua ombra.

Sta, figura a tutto tondo, dinanzi a una montagna.
È più il guscio di una chiocciola che una montagna.
Non è una casa ma ha molte stanze.
È indistinta ma vincente.
Egli cresce da essa ed essa da lui.
È la sua vita, è il suo labirinto.

[da Poesia dal silenzio, cur. e trad. Maria Cristina Lombardi, Milano: Crocetti, 2001]
[via Alessandro Canzian, scelta di Alessandra Testai]

 

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