#221 – Michele OBIT

da (UN GHIGNO O UNA VERGOGNA DOLOROSA)

IV

Bene – io sono arrivato. Mi piacerebbe
poter dire – sentirlo almeno
il peso del passo più lieve
e l’idea che un posto sia il mio posto.
Un posto che è il mio posto – ripeto
queste parole che vorrebbero
aggrapparsi al terreno – si sforzano
di penetrarlo. Ma quando ci provo
sono l’ombra che mi passa accanto
e fugge al primo tocco del sole
di sbieco a cercare le vittime ignare.
L’ombra di un luogo – l’orizzonte
che si incendia e l’incavo tenace
in un tronco di quercia. Quello è il mio posto.

[in A.A.V.V., Le parole scolpite, cur. Renzo Furlano, Cormòns (GO): Edizioni Culturaglobale, 2015]
[su Poetarum Silva, cur. Gianni Montieri]

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