#45/2 – Nuno JÚDICE

LA POETICA DI ORAZIO 

Immaginate una testa di donna a cui
si attacca un crine di cavallo, piume di uccello lungo il corpo,
e una coda di pesce nero: è stato così che
Orazio ha criticato le libertà dei poeti e dei pittori
che osavano devastare la bellezza di un volto
di donna con certi puntelli informi. La sua proposta,
al contrario, era questa: non fuggire da ciò che la realtà
ci offre, tanto le cose semplici della natura
quanto i sentimenti oscillano tra le lacrime
e la gioia, temprati in egual misura dall’amore
e dal desiderio di elevarsi. E difendeva un’arte che
fosse utile e piacevole, con frasi brevi e veritiere,
insomma, dico io, un’utopia che pochi
hanno rispettato, a cominciare da lui stesso che ha fatto arrivare
un cigno fino all’altezza delle nuvole, sfidando il poeta
a soffrire il suo destino terreno di ape che succhia
il timo dai boschi nella speranza di produrre versi
con l’acida dolcezza del miele.

[inedito, su Atelier poesia del 24/2/17, traduzione di Eleonora Rimolo]

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