#262 – Vera GHERARDUCCI

2 GENNAIO

la mia attenzione
ha un lungo collo
tutto piegato in se stesso
buono a nulla
guarda dentro

in poche parole
non so praticamente
uscire di casa
andare dal tabaccaio
qui alla strada vicino

in centro
c’è una piazza che mi piace
consueta come una stanza
c’è una libreria tranquilla
dove mi posso anche sedere se voglio
c’è l’inverno che viene
la natura che cambia colore
il fresco nel viso
il mistero di altri
frettolosi
gli occhi sbattuti addosso
anche un attimo solo

per me è come si parlasse
di ricordi lontani
che so io
di prima della guerra
è un esercizio da larva
io dentro
qui nella casa
arresa
piena di scrupoli vaghi
regredisco

sbatto le mani
e le gambe
nei mobili
senza la vitale pretesa
dell’uccello
che vuole scappare

io dentro
qui nella casa
le mani piene di chiavi
ognuna distinta
da un colore diverso

in ordine

ora ci siamo
questo è il punto
l’ordine
l’armadio
è in ordine
le cose d’inverno
e quelle d’estate
gli scaffali in alto
ci sono e so esattamente
cosa c’è dentro ad ognuno

tutto ordinato
i cassetti
le carte
le fotografie
i disegni di mia figlia
i suoi pennarelli
i nastri adesivi
gli elastici
gli spaghi
gli spilli

se occorrono
io so dove sono
e non c’è mai pericolo
di perdere tempo
la vita
si perde
quella sì
il tempo per l’elastico
quello lo risparmio
e se mi resta quel tempo
poi metto ordine
tra le puntine di disegno
le divido
quelle d’oro
d’argento
a tre punte
a una punta

tutto in ordine

il libro dei conti
le ricevute di tutti
i soldi che ho dato
i soldi
che devo avere
il diario
dove segno quello che faccio
ogni sera

può sempre servire

tutto ben diviso
annotato
incasellato
imprigionato
tutto lì che aspetta
un supervisore
al quale io possa rispondere
di ogni angolo
scatoletta
scaffale
tutto bene

ma
io non sto bene
io sto male
seriamente male

è l’unico segno di vita
in tanto ordine
sto male
e ho ancora paura
aiutatemi
anche se dico di no

[da Giorno unico, Parma: Guanda, 1970]
[un grazie a Maria Grazia Insinga]

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